Italia, 2008 animaKIDS h. 10.30
|
Progetto 'Scuola e Territorio' promosso dal Comune di Maiano e dall’Istituto Comprensivo di Maiano e Forgaria. |
|
|
Estonia, 2009 AnimaKIDS
|
Miriami katkine pilt fa parte di una serie di film che il giovane regista estone Priit Tender ha cominciato nel 2004 con Miriam mängib peitust (t.l. Miriam gioca a nascondino) e proseguito nel 2007 con Miriam Teatriseiklus (t.l. Il teatro di Miriam). Come negli episodi precedenti il racconto è legato ai giochi dei bambini e ai piccoli guai che combinano quando i genitori sono assenti. Segnaliamo come la serie di Miriam sia molto popolare e abbia avuto altri episodi diretti da diversi registi negli studi di produzione della Nuku Film. Uno dei più interessanti è Miriami värvid (t.l. I colori di Miriam, 2008) che vede la regia di Jelena Girlin e Mari Lis Bassovskaja. Le storie di “Miriam” sono scritte da Leelo Tungal, Peep Pedrianson e sono state pubblicate in un libro "Miriami Lood" con allegato un DVD che ne raccoglie la filmografia. Il film è in stop motion con personaggi divenuti molto popolari in Estonia, Miriam, suo fratello e un bizzarro cucciolo, un galletto! |
|
|
Polonia, 2009 animaKIDS animAZIONE03
|
Non bisogna lasciarsi ingannare dallo stile apparentemente infantile di questo film. In realtà è molto sofisticato, combina il disegno animato con tecniche di animazione elaborate in computer graphic. È il lavoro di Magdalena Osinska, una studentessa della scuola PWSFTviT di Lodz, realizzato con la produzione di uno degli studi d’animazione più grossi d’Europa, lo studio Se-Ma-For. Da una cooperazione tra questo con la britannica BreakThru Films è nato tra l’altro Peter and the Wolf di Suzie Templeton (2006), vincitore del premio Oscar, Academy Award, nel 2008. Radostki racconta una storia sfruttando il potere evocativo dei disegni dei bambini e, partendo da soluzioni apparentemente semplici, ma proprio per questo estremamente creative è in grado di sorprendere anche il pubblico più adulto. |
|
Svezia, 2009 animaKIDS
|
Questo è un film-pilota, basato su una serie di libri per l’infanzia, scritti da Lotta Geffenblad. Il progetto è quello di creare dai racconti degli episodi per la televisione e il teatro. Per la realizzazione di questo film si è dovuto adattare la storia all’animazione, costruendo uno storyboard e i personaggi tridimensionali. Nel set dell’animazione in stop motion sono stati miniaturizzati tutti i particolari della scena. “Spot and Splodge non sono tipi intellettuali. Sebbene abbiamo un mucchio di libri, non è chiaro se li leggano veramente. Ma dopo una lunga avventura, è sempre carino sedersi e leggere un buon libro”. (da: http://www.zigzag.se). Così finisce anche questa avventura nella neve dei due simpatici coniglietti. |
|
|
USA, 2009 animaKIDS h. 10.30
|
Shel and Justin Rasch raccontano nel retroscena del loro film come l’idea della storia sia venuta loro dall’osservazione della somiglianza tra gli animali e i loro padroni. Justin dopo anni di lavoro con la computer grafica si dice insoddisfatto del risultato “dipendente completamente dall’elettricità” che porta ad elaborare una realtà virtuale, effimera e sfuggente. “Vuole sporcarsi le mani”! Così afferma nel blog dedicato al film. Decide allora di realizzare il film con i puppet. “Per ciascun puppet è stato necessario costruire un’armatura, scolpirlo, modellarlo, dipingerlo… Ma tutta la fatica viene dimenticata quando i personaggi, da oggetti inanimati, si vedono magicamente prendere vita, muoversi, respirare… senza che si vedano i fili che li muovono”! Justin abituato al controllo totale della modellazione in 3D si dice sorpreso dalla dimensione spesso istintiva, immediata e istintuale dello Stop Motion. Spesso quello che era previsto dal piano di lavorazione viene sconvolto quando il lavoro è diretto sul set e i puppets sembrano decidere dove vogliano andare e come rapportarsi tra loro e nell’ambiente. “Questo è incredibilmente eccitante e terrificante allo stesso tempo per un animatore che è abituato ad avere il controllo di ogni elemento della performance”. Gerald last day dura circa 10 minuti, ma per realizzarlo ci sono voluti tre anni e la lavorazione ha coinvolto tutta la casa e la famiglia di Justin e Shel Rasch. |
|
|
Belgio, 2008 animaKIDS h.10.30
|
“La costruzione del muro di separazione cominciò nel giugno 2002. Una volta terminato misurerà 705 Km. Il muro comprende una grande quantità di terreno palestinese e separa numerosi abitanti dai loro villaggi, dalle loro famiglie…”. È un film che racconta con mezzi minimali, un’animazione in cut-out e i disegni dei ragazzini coinvolti nel progetto, la storia di Warda, una bambina che, come Cappuccetto Rosso, porta un cestino alla nonna. Nel viaggio non incontra un lupo, ma un muro di divisione e non trova un cacciatore, ma un boscaiolo che fa cadere un albero per aiutarla ad oltrepassare il muro. Come in tutte le favole solo la magia può risolvere il problema e solo le ali della libertà possono superare tutti gli odiosi e artificiosi ostacoli. |
|
|
Latvia, 2009 animaKIDS
|
Questo è un film molto delicato, quasi d’altri tempi per il disegno a pastelli e per la storia che racconta. I disegni sembrano uscire da una cartella degli illustratori per i libri delle scuole elementari di un po’ di tempo fa, i colori sono tenui, il segno è sottile, le figure sono disegnate nei dettagli, anche l’armadio dove vivono Gatto con il suo fedele amico Topo è un piccolo rifugio dove si sente l’intimità e il calore della casa. Mentre Gatto raccoglie le mele cadute dagli alberi uno strano uovo rotola tra l’erba… A realizzare questo film è un giovanissimo autore che è stato supportato da una delle case di produzione più forti dell’Est Europeo, la Rija Films. |
|
|
Maestro nasce da KEDD Animation Studio, un team che si occupa della realizzazione di animazioni sia per la televisione che per il cinema. Il regista Géza M. Tóth è uno dei suoi fondatori. Il film è costruito come un ingranaggio svizzero, e non si usa questa metafora a caso… La qualità del lavoro è altissima e il meccanismo della storia si scopre solo nel finale con un tempismo degno di Hitchcock, tanto è ben costruito il tempo di attesa e sospensione che si svela con divetrito stupore solo alla fine del film. Pur nella sua brevità, 5 minuti, ogni secondo è scandito con precisione assoluta nella scelta delle immagini e in un crescendo che unisce la rotazione dell’inquadratura attorno all’unico soggetto-protagonista e il ritmo, da “orologio”, della colonna sonora. |
|
|
|
Belgio, 2008 animaKIDS h. 10.30
|
L’animazione è molto semplice, realizzata con la tecnica del cut-out, usando dei collage con diversi titpi di carta e materiali poveri di riciclo. La storia racconta la fame esagerata di un piccolo Inuit, Ikouk, che a furia di mangiare sprofonda nel ghiaccio e naviga fino al deserto africano… |
|
|
“Cosa può fare un ragazzino quando un pinguino capita davanti alla sua porta? Cerca di capire da dove viene, di certo per riportarlo lì. Anche se questo significa andare fino al Polo Sud”. Questo scrive nel suo sito l’autore, Oliver Jeffers, del libro omonimo, base del film d’animazione realizzato dal regista Philp Hunt dello “Studio AKA”. L’ispirazione del film è fedele alle illustrazioni orginali. Questa è stata l’intenzione del regista, Philip Hunt che ha cercato che lo spirito del libro restasse inalterato. Interessante il punto di vista che esprime rispetto all’uso delle tecniche e il suo modo di concepirle: “C’è un punto preciso nella computer graphics dove si ha l’opportunità di stratificare e comporre l’immagine finale che può drasticamente influenzare il modo in cui il film sarà letto. Probabilmente quello che voglio fare è far sentire la presenza della mano che ha realizzato la “luce” e la texture delle immagini del film. È proprio il lavoro manuale quello che dà l’immagine finale. È molto simile al momento in cui nel 2D fai emergere la linea artistica e il tracciato del disegno, o nello stop motion, quando, mettendo la luce ad un set inerte lo fai “cantare”… Tutte queste tecniche dal 2D al 3D, hanno un momento in cui si entra in un processo tecnologico, per questo quello che distingue il lavoro conclusivo è il “tocco” che lo rende vivo. In generale il pubblico non fa caso a quese cose, in realtà quello che il pubblico vuole è essere colpito e trasportato”. (In: www. animationmagazing.net” Tuesday, June 30, 2009 Ramin Zahed). |
|
|
|
Canada/Russia, 1999 FilmCULT h. 16.00
|
Aleksander Petrov ha una formazione da artista e illustratore. Quando si interessa all’animazione segue le lezioni del grande maestro russo Yuri Nornestein e lavora con una tecnica pittorica, dipingendo a olio lastre di vetro che vengono retroilluminate e sovrapposte fino a raggiungere un incredibile effetto iperrealistico di movimento e luminosità. Il colore che si fa luce è una delle concezioni di base della pittura impressionista e in questo caso è un assioma che Aleksader Petrov fa suo. Anche l’uso dello stendere il colore con le dita è una tecnica espressiva che discende dalla pittura tonale. La storia è un classico della letteratura, ma anche del cinema. Il protagonista dell’animazione è un diretto discendente di Spencer Tracy, indimenticabile protagonista del bellissimo film del 1958 di John Sturges. In alcuni momenti le scene quasi si sovrappongono. Nella parte iniziale del sogno Petrov sfrutta la sua abilità di modificare le immagini e rende perfettamente la visionarietà onirica grazie alle potenzialità dell’immaginazione. Poi il film scorre fluido, con una narrazione quasi didascalica, ma il fascino del colore su tutto e il tema del rapporto tra la natura dell’uomo e la Natura |
|
Finlandia, 1992 Focus KATARIINA LILLQVIST h. 17.00
|
Hiilisangolla ratsastaja è il primo film della trilogia di Kafka ambientato a Praga attorno al 1917. È la storia di un povero musicista che chiede del carbone in elemosina a un ricco mercante. |
|
|
Finlandia, 1993 Focus KATARIINA LILLQVIST h. 17.00
|
È la seconda parte della trilogia di Kafka e ha, come molti dei racconti dello scrittore praghese, un tono surreale. In questa storia il protagonista è un poeta che vive in un minuscolo appartamento ricavato dal vano di un ascensore. |
|
|
Questo film è una straordinaria favola poetica basata su di un’antica ballata che racconta la storia di una fanciulla alla ricerca del suo fidanzato mentre infuria la guerra. Trova il suo amato in un ospedale militare dove purtroppo la morte |
|
|
|
Italia, 2009 animAZIONE03 h. 20.30
|
Questo è un film molto eleborato, J è forse tra tutti i film di Virgilio Villoresi quello che più si ispira a una delle sue registe preferite: Maya Deren – il bianco e nero pulitissimo, il gioco del doppio, dell’immagine divisa, e il continuo rincorrersi e mai trovarsi interi in una identità sono alcuni dei temi di Meshes of the Afternoon. La differenza sta nell’atmosfera più ironica e melodrammatica di |
|
|
Croazia, 2009 animAZIONE03 h. 20.30
|
Format è l’ideale prosecuzione di Homo volans, il precedente film di Darko Bakliza, prodotto nel 2008 dallo studio di animazione e post-produzione Diedra che ne segue dal 2001 i progetti. Se in Homo volans il problema del rapporto uomo-spazio era esplorato attraverso l’idea del volo, della vertigine dell’altezza e del vuoto, con Format Darko Bakliza azzera qualsiasi contatto con l’esterno e circoscrive la figura umana in un “format”, in una forma geometrica chiusa che non dà adito a nessuna relazione né reciprocità. Per entrambi i film si formula una specie di teorema fatto di vettori spaziali, una specie di Homo ad quadratum et ad circulum di Leonardo da Vinci. Ma in questo caso le ascendenze sono quelle della body art, del cinema sperimentale che vengono esplorate in termini minimalisti. Rivalutiamo la mai banale bellezza dei corpi nudi nel bianco e nero volutamente polarizzato, sottolineato dalla scelta “grafica” e coreografica che guardada vicino agli anni Settanta. |
|
|
Svizzera, 2008 animAZIONE03 h. 20.30
|
L’atmosfera magica e simbolica di questo film d’animazione, realizzato da Ursula Ulmi all’interno dell’Università di Arti Applicate di Lucerna, nasce certamente dall’ispirazione legata a una leggenda delle isole di Papua Nuova Guinea dove è nata la giovane autrice. Le radici della storia affondano certamente nei miti di creazione diffusi trasversalemente in tutte le culture da Occidente a Oriente con sfumature e interpretazioni diverse, ma unite da una stessa matrice che fa parte del nostro comune inconscio collettivo. |
|
|
Slovenia, 2008 animAZIONE 03 h. 20.30
|
Dusan Kastelic ci ha mandato questa introduzione al suo film d’animazione che volentieri pubblichiamo: prima versione – “In questo pazzo mondo, ogni tanto, una persona creativa dovrebbe staccarsi dal suo lavoro di ogni giorno e impegnarsi in un progetto per la “sua anima”, per rimanere sano. Per me Cikorja era uno di questi progetti. Una storia semplice su come siamo incapaci di mostrare alle persone amate quanto ci teniamo a loro, finché non è troppo tardi”. Seconda versione – “In questo pazzo mondo, ogni tanto, una persona creativa dovrebbe staccarsi dal suo lavoro di ogni giorno e impegnarsi in un progetto per la “sua anima”. Per me Cikorja an’ Kafe avrebbe dovuto essere un break e un bel progetto per l’anima. Almeno questa era l’idea di base… Ma tutto improvvisamente andava storto e dopo aver lavorato su questo film per quasi tre anni, mi sono ritrovato con i nervi a pezzi anche più di prima. E ho tanti capelli in meno. Ma, nonostante tutto, l’animazione è venuta abbastanza bene”! L’animazione è basata sulla balata di un noto cantautore folk sloveno, Iztok Mlakar, ed è stata realizzata con assoluta cura nei particolari più minuti per la invenzione dei personaggi e degli ambienti in cui si svolge la storia. La cura certosina dell’autore non ha trascurato il minimo elemento, dalle nuvole alla coccinella che si alza in volo, spostando il piano della scena, fino alla rappresentazione degli oggetti di uso comune della semplice casa di campagna alla vetrina del negozio dove una vecchina ammicca dalla etichetta di un barattolo di caffè! |
|
|
Anja Kofmel commenta così il suo film: “Chris è basato sulla vera storia del mio cugino giornalista, Christian, che andò nella Ex- Yugoslavia agli inizi degli anni ’90. In Croazia si unì a una brigata mercenaria. Alcune settimane più tardi morì, ucciso dalla sua stessa gente, dimentica del suo passato giornalistico. Il film di animazione Chris racconta la storia dal punto di vista della piccola bambina che ero nel 1992. Io non capivo la questione politica di quanto stava accadendo a Christian e nemmeno sapevo dove fosse la Croazia. Completavo le parti a me incomprensibili della storia con la mia immaginazione e creavo una mia propria realtà riguardo a Christian. Quasi 16 anni più tardi, mentre preparavo il film, ho provato a ricordare le immagini della bambina di 10 anni che ero. L’animazione è il mezzo perfetto per creare questa combinazione di fatti e immaginazione”. La Hochschule di Lucerna si conferma tra le migliori in Europa per quanto riguarda la formazione e la produzione di film d’animazione. Lo scorso anno altre due giovani autrici, Marina Rosset e Jadwiga Kowalska, ci hanno dato prova di grande sensibilità e professionalità con i loro film Tôt au Tard e La Main de l’Ourse. Anche in Chris leggiamo una grande capacità narrativa e una scelta stilistica chiara. La cultura visiva del recente fenomeno del graphic novel ha nel caso particolare di Chris una notevole impronta penso allo stile espressionista di Marcus Huber, di Anke Feuchtenberger, di Martin tom Dieck. Lucerna non a caso ospita uno dei più importanti saloni internazionali di fumetto. Le contaminazioni degli sguardi delle diverse arti trovano spontanee e proficue confluenze. |
|
|
|
Questo è un film molto eleborato dell’illustratrice coreana Lin Jung-Hsien “JaJa”. È stato realizzato usando la tecnica dello stop motion sulla base di personaggi e ambienti fatti di carta, applicando poi la tecnica di animazione computerizzata. Le scene sono molto accurate e i particolari funzionali al racconto che narra la solitudine di una bambina. Pensieri, sogni, fantasie, proiezioni di uno stato d’animo rendono denso questo film animato che senz’altro rivela una sensibilità orientale. L’idea originale di usare la carta come base di costruzione dei puppet è di straordinario effetto e permette di “sentire” questo film in modo quasi “tattile”. Ci avviciniamo al mondo delle fantasticherie dei bambini con estrema facilità di immedesimazione, proprio perché tocca sentimenti comuni, non estranei e non appartenenti alla sola infanzia. I piani diversi in cui è articolato il film si muovono sia in senso temporale (con flash-back) che onirici (il viaggio nel sogno) che nella realtà quotidiana, vista con gli occhi di una bambina che si sente sola. L’unica possibilità di contatto con la figura cara del padre è una chiave, anch’essa di carta pressata… |
|
|
|
Estonia, 2009 animAZIONE03 h. 20.30
|
Un cantante lirico passa da momenti di gloria alla caduta indisgrazia ed costretto a travestirsi da coccodrillo al Luna Park per sbarcare il lunario. La storia continua con un incontro che potrebbe cambiargli la vita e ha una trama lineare nello svolgimento se non fosse per dei particolari assurdi che la rendono sbilenca e venata di uno strano umorismo. Una tendenza verso il nichilismo e la poetica dell’assurdo che accomuna molti degli autori estoni, certamente il suo maestro Prit Pärn. Soprattutto nei caratteri più demenziali, troviamo il film del giovane Kaspar Jancis molto vicino a quello di Üto Pikkov di cui abbiamo presentato Dialogos nella rassegna dello scorso anno e che di fatto ha collabora con lui nel precedente film Frank and Wendi. È evidente inoltre la passione dell’autore per le storie a fumetti sia per il tipo di disegno sia per la sequenzialità delle immagini che sembrano tratte da uno story-board per una graphic novel. |
|
|
Il gioco del silenzio, arriva dopo una serie di animazioni di Virginia Mori che, a cominciare da Pagina 16, sembrano muoversi sulla linea di un unico filo, di uno stesso tema che viene analizzato e rappresentato in diverse sfaccettature nelle sue pieghe nascoste. La figura femminile che in Punto e a capo si muove come la ballerina di un carillon con il ritmo lento e meccanico della musica di Per Elisa. Come nelle animazioni successive ci sono elementi topici nelle inquadrature: i volti, gli occhi allungati e soprattutto i lunghi capelli scuri delle figure, sinuosi e serpeggianti, avvolgenti e striscianti… Possono ricordare per alcuni aspetti certe figure femminili di Edvard Munch. La tecnica dell’animazione è quella del disegno a matita su carta. Il gioco del silenzio inizia proprio come il gioco del dubbio, in quale delle due mani è celato l’oggetto nascosto? |
|
|
|
Estonia, 2008 animAZIONE03 h. 20.30
|
Un film d’animazione che mescola in un montaggio alternato raffinatissimo, sequenze filmiche che rievocano l’atmosfera degli anni Quaranta e una puppet animation al limite del virtuosismo tecnico e artistico. Primi piani intensi, magistrale la fotografia in b/n, dettagli accuratissimi non fanno perdere il filo di una trama costruita perfettamente nei passaggi dall’intimità dell’attesa di una sensualissima “Lili” alle incursioni di una banda di topi nella trincea di un soldato ucciso da un colpo di granata. Le note di Lili Marleen che escono da una radio dimenticata scandiscono il ritmo dell’animazione e risuonano nella domanda del re dei topi: “Dov’è Lili Marleen?”, “Wo ist Lili Marleen?”. |
|
|
Grazie al “patto vegetariano” gli animali vivono in armonia fra di loro. Ma la iena Crevel vuole saziare la sua fame di carne e per farlo decide di mangiare i cadaveri del cimitero. Recatasi sul luogo scopre che qualcuno ha già avuto la sua stessa brillante idea. A profanare le tombe sono stati il re e il suo aiutante che getteranno la colpa sulla povera iena costretta all’esilio. Ma tornerà per smascherare il piano… |
|
















































